Il Mattino di Padova

04 dicembre 2008 - pagina 31 - sezione: Provincia

Costrette a fare causa per ottenere la ricompensa per il tesoro ritrovato


 MASSANZAGO. Anche trovare un tesoro può divenire un problema. Ne sanno qualcosa le protagoniste di questa insolita vicenda, Marlene e Tiziana, madre e figlia. Il 24 febbraio scorso, mentre stavano facendo un prelievo al bancomat dell’Antonveneta di Massanzago, due signore del luogo trovarono per terra un pacchetto contenente 49 assegni, per un importo complessivo di 90 mila euro.
 Ritenendo di aver diritto ad un riconoscimento per quel ritrovamento, chiesero al direttore di quella banca una ricompensa da lui promessa, ma poi negata dalla direzione centrale con la giustificazione che quegli assegni erano stati già tagliati. A quel punto le dirette interessate, con l’ausilio legale dell’avvocato Anna Paola Malvestio, avviarono una causa civile contro l’Antonveneta per chiedere l’applicazione del premio dovuto al ritrovatore (articolo 930 del codice civile) che prevede una percentuale del 10% o del 20%, in rapporto all’entità della somma recuperata, oppure un tantum stabilito dal giudice. Ma 20 giorni prima del processo in tribunale a Padova, fissato all’udienza del 18 novembre scorso, l’Antonveneta ha offerto alla controparte una somma di 4.500 euro per mettere fine alla disputa legale. Proposta accettata.
 «Importante per le mie assistite non era tanto l’entità della somma, quanto il riconoscimento di un giusto principio» precisa l’avvocato Malvestio.
 Talvolta si può trovare senza cercare. Ore 16 del 24 febbraio 2008 a Massanzago. Mentre due correntiste stanno facendo un prelievo al bancomat dell’Antonventa di via Roma, arriva un portavalori. «Devo solo svuotare la cassa continua» avverte con fare cortese. Ma quando è già ripartito, le correntiste notano per terra un sacchettino. Incuriosite lo aprono e trovano una mazzetta di assegni tagliati, 49 per la precisione. Sommando i singoli importi, arrivano a 90 mila euro. Che fare? Corrono a denunciare il fatto ai carabinieri, che provvedono a restituire alla banca gli assegni smarriti. Ma si recano pure dal direttore dell’agenzia dell’Antonveneta chiedendo un piccolo riconoscimento. A parole, sembrano non esserci problemi. Ma la ricompensa non arriva. Allora le due signore si rivolgono all’avvocatessa Malvestio che s’interessa della faccenda scrivendo alla direzione centrale dfell’Antonveneta, facendo presente che gli assegni smarriti, pur se tagliati e quindi commercialmente non validi, avrebbero comunque costretto la banca ad adottare procedure d’ammortamento per annullarli, quantificabili in un non trascurabile aggravio di lavoro. I ripetuti solleciti rimangono tuttavia disattesi.
 Di qui la decisione di adire alle vie legali con una causa civile. Tanto basta per indurre l’Antonveneta a proporre un accordo ragionevole. Per entrambe le parti.
- Enzo Bordin

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